FrancescochiudiAutore: Francesco
Nome: FRANCESCO BENEDETTI
Email: franz.benedetti@virgilio.it
Biografia: Nato a Figline Valdarno il 13-09-1987, collabora con l'Esperanto dal 2005. Studia storia contemporanea all'Università degli Studi di Firenze. Interessato di tematiche politiche e sociali, si occupa principalmente di politica internazionale, storia e filosofia. Dal 2008 milita nel movimento politico Casapound Italia. Dal 2004 suona in una Black Metal Band (Mallevs Maleficarvm) con la quale ha inciso un album (March of Death Squads - 2007). Oltre all'esperanto collabora con la rivista d'area Occidentale e cura un blog personale, CountBloodyLand.Altri articoli di questo autore (10)
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2008
La politica è una questione di atteggiamenti, prima ancora che di programmi. E’ forse, nella sua dimensione più alta, la disciplina nella quale più conta lo “stile”. Non è una questione di quanto sia alta la tua poltrona, ma di come ci sai stare sopra: se ti agiti come uno sciamannato, prima o poi ruzzoli di sotto. Questo discorso credo possa valere a tutti i livelli, ma soprattutto ai piani “altissimi” della politica internazionale, quella che i nostri “premier” si sognano, per intenderci.
Fino a ieri sul “trono del mondo” abbiamo avuto un nanerottolo sbruffone, che per otto anni ha puntellato la sua leadership sguinzagliando i suoi apache su qualsiasi disgraziato indossasse un turbante in testa. Dieci e lode in grinta, ma quanto a stile…
Ora che finalmente Giorgio Cespuglio (eh si, in inglese Bush si traduce così) è tornato a marchiare vacche in Texas, tocca al negroide rampante Obama tirare a lucido l’immagine dell’America, oggi vista dalla maggior parte degli umani senzienti più come un Albert Fish che come uno Zio Sam.

Ce la farà? Il pregiudizio razziale è ormai roba d’altri tempi, e comunque se è vero che gli afroamericani sono figli di schiavi, i loro connazionali bianchi non provengono da un passato più onorevole. A noi europei, governati dai politicanti della terra di mezzo, non resta che ridere della somiglianza fra oBama e oSama, e sperare che l’intelligenza del nuovo Imperatore sia superiore a quella delle sue bombe.
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Categorie : Politica
FrancescochiudiAutore: Francesco
Nome: FRANCESCO BENEDETTI
Email: franz.benedetti@virgilio.it
Biografia: Nato a Figline Valdarno il 13-09-1987, collabora con l'Esperanto dal 2005. Studia storia contemporanea all'Università degli Studi di Firenze. Interessato di tematiche politiche e sociali, si occupa principalmente di politica internazionale, storia e filosofia. Dal 2008 milita nel movimento politico Casapound Italia. Dal 2004 suona in una Black Metal Band (Mallevs Maleficarvm) con la quale ha inciso un album (March of Death Squads - 2007). Oltre all'esperanto collabora con la rivista d'area Occidentale e cura un blog personale, CountBloodyLand.Altri articoli di questo autore (10)
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08
2008
GIUSTIZIERI AL COLLEGE
“Guns for teachers”: dal “civilissimo” Texas arriva il nuovo modello sociale. Basta con l’insegnante vecchio stampo, registro e penna stilografica, con gli occhialoni da intellettuale e la borsa piena di cartacce. Si fa avanti il professore del terzo millennio: occhiale da sole lucido, stivale da cow boy, e pistola in tasca. Si, un bel cannone appeso alla cintura è quel che ci vuole per dimostrare che si è all’altezza della situazione.
La società è minacciata dal terrorismo, e le scuole americane hanno conosciuto dal 1999 un’incremento esorbitante delle stragi compiute nelle scuole, per lo piu’ da studenti. Come si può arginare il fenomeno? C’è un’unica soluzione: i nostri ragazzi vanno a scuola armati? E noi ci mandiamo i professori, munizioni pronte e grilletto facile, e vediamo chi ce l’ha più duro. Per cui da oggi niente piu’ corsi d’aggiornamento per i professori durante i mesi estivi, per insegnare ai nostri ragazzi a contare basta svuotare davanti a loro il caricatore della Magnum “high school model”. Nuovi programmi per nuove necessità educative: finisce l’era della cultura, inizia quella dei poligoni di tiro e della “Gestione della Crisi”.

I genitori si dicono entusiasti: il prototipo del “professore sceriffo” piace assai, dà sicurezza e promuove la cultura “giusta”. Chissà se fra un po’ si deciderà di sostituire l’odioso trillo della campanella con un colpo d’artiglieria nel giardino della scuola (Boom! figo e pirotecnico!) o se al posto dell’umiliante mezz’ora dietro la lavagna si passerà alla “danza texana” (con il professore che mira ai piedi dell’alunno e gli intima di “ballare”).
Dall’Europa giungono sommessi bofonchii, d’altra parte nel vecchio mondo sono sempre stati bigotti e rompicoglioni, e dannatamente “socialisti”. E poi vuoi mettere la scena alle interrogazioni:”Prof, non ho fatto i compiti” E il prof accarezzando la 9 millimetri: “Bene, bene, e ora cosa dovrei fare di te???”
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