FrancescochiudiAutore: Francesco
Nome: FRANCESCO BENEDETTI
Email: franz.benedetti@virgilio.it
Biografia: Nato a Figline Valdarno il 13-09-1987, collabora con l'Esperanto dal 2005. Studia storia contemporanea all'Università degli Studi di Firenze. Interessato di tematiche politiche e sociali, si occupa principalmente di politica internazionale, storia e filosofia. Dal 2008 milita nel movimento politico Casapound Italia. Dal 2004 suona in una Black Metal Band (Mallevs Maleficarvm) con la quale ha inciso un album (March of Death Squads - 2007). Oltre all'esperanto collabora con la rivista d'area Occidentale e cura un blog personale, CountBloodyLand.Altri articoli di questo autore (10)
29
08
2008
ATOMICA DELLA TERZA ETA’
Cinquantanove anni fa esplodeva a Semipalatinsk, in Kazakistan, la prima bomba atomica sperimentale sovietica. Un ordigno ancora imperfetto, tutto sommato piuttosto rudimentale, ma abbastanza potente da polverizzare tutto nel raggio di alcuni chilometri. La guerra fredda aveva appena ricevuto il suo battesimo. Da quel momento, per altri quarant’anni, Stati Uniti e URSS avrebbero fatto a gara a chi aveva il petardo più grosso, arrivando sul punto di tiraseli, nel ‘62, quando il compagno Fidel accettò di montarne un paio dalle sue parti.

In quegli anni si sarebbe raggiunta per la prima volta nella storia la possibilità dell’essere umano di garantirsi l’estinzione, e l’impossibilità di usare tutti quei bei fuochi d’artificio su di un nemico che ne aveva altrettanti avrebbe fatto capire ad entrambi i blocchi che non ci sarebbe stato nessuno scontro di civiltà, nessun conflitto ideologico “caldo”, ma solo una continua schermaglia, guarnita di guerricciole secondarie, fino all’esaurimento di una delle due parti. Così è stato, e nel ‘91 l’Unione Sovietica ha chiuso i battenti, rovesciando sulle popolazioni che l’avevano vissuta tutto ciò che di tragico comporta la fine di un mondo. Ma le bombe atomiche sono sempre lì, nei silos, a centinaia. Sono state create per esplodere, e non sono buone per nient’altro.
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Categorie : Guerra
FrancescochiudiAutore: Francesco
Nome: FRANCESCO BENEDETTI
Email: franz.benedetti@virgilio.it
Biografia: Nato a Figline Valdarno il 13-09-1987, collabora con l'Esperanto dal 2005. Studia storia contemporanea all'Università degli Studi di Firenze. Interessato di tematiche politiche e sociali, si occupa principalmente di politica internazionale, storia e filosofia. Dal 2008 milita nel movimento politico Casapound Italia. Dal 2004 suona in una Black Metal Band (Mallevs Maleficarvm) con la quale ha inciso un album (March of Death Squads - 2007). Oltre all'esperanto collabora con la rivista d'area Occidentale e cura un blog personale, CountBloodyLand.Altri articoli di questo autore (10)
16
08
2008
GIUSTIZIERI AL COLLEGE
“Guns for teachers”: dal “civilissimo” Texas arriva il nuovo modello sociale. Basta con l’insegnante vecchio stampo, registro e penna stilografica, con gli occhialoni da intellettuale e la borsa piena di cartacce. Si fa avanti il professore del terzo millennio: occhiale da sole lucido, stivale da cow boy, e pistola in tasca. Si, un bel cannone appeso alla cintura è quel che ci vuole per dimostrare che si è all’altezza della situazione.
La società è minacciata dal terrorismo, e le scuole americane hanno conosciuto dal 1999 un’incremento esorbitante delle stragi compiute nelle scuole, per lo piu’ da studenti. Come si può arginare il fenomeno? C’è un’unica soluzione: i nostri ragazzi vanno a scuola armati? E noi ci mandiamo i professori, munizioni pronte e grilletto facile, e vediamo chi ce l’ha più duro. Per cui da oggi niente piu’ corsi d’aggiornamento per i professori durante i mesi estivi, per insegnare ai nostri ragazzi a contare basta svuotare davanti a loro il caricatore della Magnum “high school model”. Nuovi programmi per nuove necessità educative: finisce l’era della cultura, inizia quella dei poligoni di tiro e della “Gestione della Crisi”.

I genitori si dicono entusiasti: il prototipo del “professore sceriffo” piace assai, dà sicurezza e promuove la cultura “giusta”. Chissà se fra un po’ si deciderà di sostituire l’odioso trillo della campanella con un colpo d’artiglieria nel giardino della scuola (Boom! figo e pirotecnico!) o se al posto dell’umiliante mezz’ora dietro la lavagna si passerà alla “danza texana” (con il professore che mira ai piedi dell’alunno e gli intima di “ballare”).
Dall’Europa giungono sommessi bofonchii, d’altra parte nel vecchio mondo sono sempre stati bigotti e rompicoglioni, e dannatamente “socialisti”. E poi vuoi mettere la scena alle interrogazioni:”Prof, non ho fatto i compiti” E il prof accarezzando la 9 millimetri: “Bene, bene, e ora cosa dovrei fare di te???”
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Categorie : Educazione, Scuola