RICORRENZE
28 07 2008COSA O CHI
Novantaquattro anni fa il mondo esplose per la prima volta. Il mancato rispetto dell’ultimatum – capestro imposto dall’Austria – Ungheria alla Serbia fece scivolare, quel ventotto luglio di un secolo fa, l’Europa nella tragedia. Nel giro di quattro anni e mezzo la gioventù del vecchio continente venne spazzata via: venti milioni di morti, ventidue milioni di feriti, e nessuno dei conti in sospeso da considerarsi pagato.

Le motivazioni che i nostri “educatori” ci forniscono nei libri di scuola per spiegare l’origine di questa mattanza sono a dir poco inesaurienti: c’era la tensione politica, certo, c’era l’espansionismo tedesco, sicuro, c’era pure lo sconvolgimento della società occidentale dovuto alla rivoluzione industriale, pacifico. Ma tutte queste conclusioni sfuggono da un assunto fondamentale, quello che la storia è storia umana, fatta da uomini, più o meno importanti, ma sempre uomini, non da statistiche o potenziali. La crisi sociale, l’attrito politico, l’espansionismo c’erano anche nel 1913, come nel 1870. La domanda da porsi quindi non è Cosa abbia scatenato la Grande Guerra, ma Chi ne abbia sancito la necessità. Ed ecco che bastano tre colpi di pistola, sparati in un caldo pomeriggio di Giugno a Sarajevo, a rovesciare le teorie “scientifiche” della storiografia postmoderna. Il 28 Giugno 1914 l’erede al trono d’Austria, Francesco Ferdinando, viene assassinato da un nazionalista serbo, Gavrilo Princip. Oggi ne parliamo come fosse un episodio marginale, un Casus Belli, in termine tecnico, che Vienna sfruttò per fare la voce grossa a Belgrado. Quest’analisi, a ben guardare, è di un cinismo frustrante, oltrechè evidentemente inesatta. Francesco Ferdinando non era l’ultimo arrivato: era l’erede al trono del più antico stato europeo. Era un simbolo, prima che un uomo. Era l’immagine e la garanzia della continuità della corona asburgica, il punto di fusione di un’impero ad un passo dallo sfascio e dalla disgregazione. La sua morte non fu solo un caso politico, ma anche e soprattutto la fine delle speranze austriache di conservare il clima di fiducia che lui stesso, in molti frangenti, aveva contribuito a reinsaldare nella compagine interetnica dell’Impero. In parole povere, fu un’undici settembre dalle conseguenze devastanti.
A questo punto mi domando: se nessuno di noi si permette di considerare i disgraziati delle torri gemelle come un Casus Belli, perchè non dobbiamo fare altrettanto con la più illustre delle vittime della Grande Guerra? Forse perchè i suoi sudditi la persero? Non sarebbe la prima volta che le “inesattezze” dei vincitori diventano storia…
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