Francesco

TERRORISTA N.A.T.O.

26 08 2008

 NOVANTA MORTI SONO TROPPI DA NASCONDERE

E’ ufficiale: avevano ragione i “padroni di casa” afgani ad accusare la NATO di aver fatto fuori a suon di bombe una novantina di civili, fra i quali almeno cinquanta bambini. Nei giorni scorsi il comando statunitense aveva minimizzato, contestando la versione ufficiale della commissione incaricata di svolgere le indagini, ed affermando che a morire fossero stati una trentina di miliziani talebani. Evidentemente non era così.

L’Onu ha condotto una sua inchiesta, al termine della quale ha potuto affermare con certezza che i militari americani mentivano. E cosa potrebbero fare, del resto? I giornali si sono dimenticati da tempo dell’Afghanistan e della guerra (ufficialmente vinta) che il patto atlantico continua a combattere da quasi sette anni, con grande dispendio di risorse e di vite umane. I Talebani, troppo frettolosamente etichettati come “sconfitti” al termine dell’invasione, hanno ripreso vigore, e controllano due terzi del territorio afghano.

Le colonne autocarrate che portano i rifornimenti alla capitale Kabul hanno ripreso a saltare in aria, le loro esplosioni si sentono fin dalla periferia della città. Sono le avvisaglie dell’assedio che i talebani hanno promesso di organizzare entro la fine del 2009, seguendo quelle stesse linee – guida strategiche che permisero ai fondamentalisti islamici di prendere il controllo della città nel 1996.

Il bilancio delle perdite USA, quest’anno ha raggiunto livelli record, e non accenna a diminuire. La crisi politica regionale attraversa trasversalmente tutto l’asse mediorientale e centro – orientale, ed il sentimento antiamericano, e piu’ in generale antioccidentale si sparge a macchia d’olio nei paesi arabi. Assistiamo oggi all’ennesimo fiasco della raffazzonata e approssimativa politica estera statunitense, lasciata libera di dispiegarsi dalla pavidità di un’Europa politicamente pigmea.

Parlo di “ennesimo fiasco” perchè a ben guardare non c’è stata azione politica americana che non si sia lasciata dietro uno strascico di violenza, devastazione ed odio: ovunque abbiano agito, qualsiasi strategia abbiano perseguito, hanno scaricato la responsabilità dei loro fallimenti sui popoli e sulle nazioni da loro “tutelati”. Dai Balcani alla Palestina, dalla Corea al Medio Oriente, l’orco di Washington si è mosso goffamente e senza rispetto, evidentemente convinto che le sue bombe fossero così “intelligenti” da convincere le loro vittime a fare la pace.

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (1 votes, average: 5 out of 5)


Francesco

RICORRENZE

28 07 2008

 COSA O CHI

 Novantaquattro anni fa il mondo esplose per la prima volta. Il mancato rispetto dell’ultimatum – capestro imposto dall’Austria – Ungheria alla Serbia fece scivolare, quel ventotto luglio di un secolo fa, l’Europa nella tragedia. Nel giro di quattro anni e mezzo la gioventù del vecchio continente venne spazzata via: venti milioni di morti, ventidue milioni di feriti, e nessuno dei conti in sospeso da considerarsi pagato.

Le motivazioni che i nostri “educatori” ci forniscono nei libri di scuola per spiegare l’origine di questa mattanza sono a dir poco inesaurienti: c’era la tensione politica, certo, c’era l’espansionismo tedesco, sicuro, c’era pure lo sconvolgimento della società occidentale dovuto alla rivoluzione industriale, pacifico. Ma tutte queste conclusioni sfuggono da un assunto fondamentale, quello che la storia è storia umana, fatta da uomini, più o meno importanti, ma sempre uomini, non da statistiche o potenziali. La crisi sociale, l’attrito politico, l’espansionismo c’erano anche nel 1913, come nel 1870. La domanda da porsi quindi non è Cosa abbia scatenato la Grande Guerra, ma Chi ne abbia sancito la necessità. Ed ecco che bastano tre colpi di pistola, sparati in un caldo pomeriggio di Giugno a Sarajevo, a rovesciare le teorie “scientifiche” della storiografia postmoderna. Il 28 Giugno 1914 l’erede al trono d’Austria, Francesco Ferdinando, viene assassinato da un nazionalista serbo, Gavrilo Princip. Oggi ne parliamo come fosse un episodio marginale, un Casus Belli, in termine tecnico, che Vienna sfruttò per fare la voce grossa a Belgrado. Quest’analisi, a ben guardare, è di un cinismo frustrante, oltrechè evidentemente inesatta. Francesco Ferdinando non era l’ultimo arrivato: era l’erede al trono del più antico stato europeo. Era un simbolo, prima che un uomo. Era l’immagine e la garanzia della continuità della corona asburgica, il punto di fusione di un’impero ad un passo dallo sfascio e dalla disgregazione. La sua morte non fu solo un caso politico, ma anche e soprattutto la fine delle speranze austriache di conservare il clima di fiducia che lui stesso, in molti frangenti, aveva contribuito a reinsaldare nella compagine interetnica dell’Impero. In parole povere, fu un’undici settembre dalle conseguenze devastanti.

A questo punto mi domando: se nessuno di noi si permette di considerare i disgraziati delle torri gemelle come un Casus Belli, perchè non dobbiamo fare altrettanto con la più illustre delle vittime della Grande Guerra? Forse perchè i suoi sudditi la persero? Non sarebbe la prima volta che le “inesattezze” dei vincitori diventano storia…

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (1 votes, average: 3 out of 5)