Francesco

LA SCUOLA DEI “BUONI”

1 09 2008

STORIA E PENSIERO UNICO

Che oggi giorno viviamo sotto il fondamentalismo degli ipocriti non c’è dubbio. Basta partecipare ad una lezione di storia in un qualsiasi liceo per averne prova: “Nel ‘41 il Giappone attacco’ senza preavviso e senza giustificazione gli Stati Uniti, bombardando la loro flotta e convincendoli a scendere in campo contro le forze dell’asse, e allora…” e allora niente. Perchè sia le premesse che la conclusione sono raffazzonate e approssimative. Nessuna allusione agli Stati Uniti che da anni strangolavano l’economia giapponese, e spedivano centinaia di consiglieri militari e treni carichi di armi ai loro nemici.

Un solo esempio, per dimostrare come il pensiero unico (totalitario - moderato), viene inculcato nei cervelli dei ragazzi fin dalle prime esperienze scolastiche.

In barba a quel principio democratico che è il pluralismo dell’informazione, anziché dare agli studenti gli strumenti per guardare la storia con un minimo di spirito critico, la si insegna come una verità rilvelata e gli si incastra il cervello con nozionistica inutile. Il fine, involontario (come spero) o volontario (come penso) che sia, è impedir loro di fare domande.

Domande vere, del tipo “ma siamo sicuri che gli Stati Uniti non gli avessero fatto proprio nulla ai giapponesi?” oppure “e come mai mezzo pianeta gioì, quando seppe dell’attacco a Pearl Harbour?”.

Oggi ricorre il 69° anniversario della seconda guerra mondiale. Come cominciò la guerra? Lo sanno tutti:

IL PROFESSORE “RACCONTA”

“La Germania attaccò senza preavviso la Polonia, orchestrando un casus belli ad hoc, con l’obiettivo di conquistare lo spazio vitale e colonizzarlo con la sua razza ariana, per sterminare gli ebrei e per schiavizzare gli slavi”. Interessata a farsi amica l’Unione Sovietica, per poi attaccarla di sorpresa successivamente, concluse un patto di non aggressione con Mosca, garantito dalla spartizione della Polonia. Ma il governo di Varsavia aveva capito tutto, e strinse un accordo con Gran Bretagna e Francia, per cercare di fermare i tedeschi, che reclamavano con arroganza l’ennesima annessione a maggior gloria del Nazismo e del suo progetto di dominare il mondo”.

Suona bene, eh? I cattivi di Guerre Stellari appaiono come ragazzi in confronto alla “ferocia nazi – fascista”. Eh no, caro professore, secondo me le cose andarono un po’ diversamente:

LO STUDENTE “RIFLETTE”

“Erano tre anni che i nazisti chiedevano alla Polonia la restituzione delle terre tedesche che a Versailles si erano intelligentemente regalate ai polacchi, e da tre anni questi rispondevano attuando una pulizia etnica nelle suddette regioni, provocando ondate di profughi che si abbattevano sulla Germania. Nonostante le violazioni polacche, la Germania aveva prodotto una bozza di accordo nel quale si proponeva di costruire una strada che collegasse i due tronconi del III Reich (separati dal celebre “corridoio”), il ritorno della città di Danzica alla Germania e l’attuazione di un plebiscito nelle terre rivendicate, con il quale il popolo avrebbe potuto esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione. Qualora i plebisciti avessero visto vincitori i filo – tedeschi, Berlino si sarebbe impegnata a garantire la “sistemazione” delle minoranze polacche entro i confini di Varsavia, nel rispetto dei diritti dell’uomo e garantendo di non procedere a confische senza risarcimento. Per tutta risposta la Polonia decretò la mobilitazione generale e strinse un patto in funzione anti – tedesca con Inghilterra e Francia. Di fronte all’immobilismo ed alle titubanze delle altre potenze europee Hitler trovò un temporaneo alleato nell’Unione Sovietica, interessata per ragioni simili ad ottenere il controllo delle provincie orientali polacche. Fu così che il primo settembre 1939, e seguito della firma di un protocollo segreto con l’URSS, la Germania dette il via all’invasione della Polonia. Siamo sicuri che l’aggressività tedesca non fosse piu’ che motivata?”

 

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Cristian

VIETATO ESPIARE

23 07 2008

Si fa bene a versar lacrime; piangere serve a scaricare i nervi, le tensioni vengono espulse sotto forma liquida dal corpo e si riparte con ritrovato vigore. Anche sull’autostrada hanno capito l’importanza di un salutare break: “Se sei stanco fai una sosta all’area di servizio”. Se si piange si fa un piacere a tutti, soprattutto a chi non ci apprezza e ci vede col culo per terra. Sarò un insensibile, ma personalmente mi dispiaccio del pianto di un pargolo solo se è il figlio di qualcuno a me caro, per tutti gli altri bafonchio cose del tipo “che palle sto ragazzino! Ma la finisce o no?” o “se un si cheta l’affogo!”; la seconda, particolarmente, quando sono in spiaggia sotto l’ombrellone a tentare di dormire.

seppuku sacrificio

Quindi, piangere è ancora “in”, basta farlo nell’intimità domestica, da soli o con chi ci vuol dare una mano.

Vergognarsi invece è decisamente “out”. Espiare una colpa non va più di moda, il senso dell’onore è da calcolarsi secondo parametri più moderni, che tengano conto di fattori assolutamente estranei all’educazione ed all’integrità dell’individuo. Ruba pure, ma non ti far beccare. Al limite ruba così tanto da farti sorprendere con le mani del sacco, ma non confessare.

Gli eroi sono morti ed estinti, restano solo dei pallidi e risibili imitatori di Ulisse.

Cristian

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