Marco

TV CHE VIENE TV CHE VA!

3 03 2009

La vera follia è ingoiare la cronaca televisiva senza un proprio punto di vista, lasciandosi penetrare in profondità senza alcuna possibilità di riflessione.

L’abuso di questo tipo di droga con smercio consentito dai nostri politici e da tutti coloro che la sfruttano, ha effetti devastanti per la nostra capacità di elaborare le idee.  Il tutti contro tutti innescato da questa incessante chiacchierona, oramai liberamente indisturbata, crea nei pochi minuti di servizio concessi a qualche giornalista predatore, la possibilta di aprire e chiudere un caso con giudizio inappellabile, la burocrazia invece ancora rimasta agli anni cinquanta tenta di risalire ai livelli della cronaca televisiva, ma la quantità dei casi espressi passa ogni possibile immaginazione. Quindi fino a quando non potranno pronunciarsi i giudici, avremo un TU SEI COLPEVOLE, il resto si vedrà.

Oggi va di moda la crisi, tutti oramai ne parlano, ma è come se il resto non contasse più niente, dimenticato tutto, i precedenti servizi giornalistici su rifiuti, tasse, ambiente, spariti nel ingordigia televisiva, adesso è tempo di crisi, per un momento siamo stati investiti da questo scottante problema mentre giriamo le nostre forchette negli spaghetti al pomodoro, alla sera poi si apre il misero caso Eluana, mentre il nostro brodo è ancora troppo caldo per potercelo concedere.

Essere folle, vivere in libertà come un dono, non tralasciando l’importanza e l’entità di casi importanti come quelli degli ultimi giorni, però vivendoli con un punto di vista proprio, difendersi da quelle inesauribili cronache che ci portano molto lontani da noi stessi e dalla metà, non cadendo nelle trappole della vanità televisiva assoluta, da dove possono permettersi il lusso, di stravolgere i nostri sogni è la nostra vita che vogliono ed è quella che prendono. Follia è vivere fedeli a se stessi, vorrei che essa si spandesse davvero come l’aria che respiriamo, pensando che sia possibile far vivere gli altri nella piena soddisfazione, accettando il difetto come un sorprendente pregio ed un comune amico dal quale non nascondersi e non sfuggire, ma accoglierlo pienamente così come egli è..

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Francesco

IMPERDONABILI EQUIVOCI

28 07 2008

 PROBLEMI DI VOCABOLARIO

La morbosa pratica del “benpensare” ci ha sempre portato a considerare il benessere sulla base delle necessità materiali che una comunità è in grado di soddisfare. Se così fosse noi Italiani, che assieme a pochi altri controlliamo l’ottanta percento della ricchezza mondiale, saremmo uno dei popoli più “benestanti” del pianeta. Il fatto è che tutta questa gioia di vivere io non la riesco proprio a vedere: non la vedo nelle smorfie di coloro che rientrano, sudati e incazzatissimi, da una giornata di lavoro frustrante (magari coronata da due ore di coda in autostrada), non la vedo negli occhi allucinati di coloro che tornano, altrettanto sconvolti, da una serata passata a sfasciarsi il fisico (e i neuroni) con qualche superalcolico in corpo, non la vedo neanche nelle facce di coloro che hanno timore di uscire di casa per paura di essere assaliti o derubati, o magari soltanto per non essere costretti a vedere il proprio mondo che decade inesorabilmente.

 La verità è che la nostra è una società – sistema, che fa schifo e ne è pienamente consapevole. È una fabbrica nella quale ogni sforzo è teso ad aumentare il consumo, innalzato a valore comunitario ed unico indicatore di progresso. La cultura, mercificata anch’essa, viene “purgata” e sparsa a pioggia, perdendo ogni carattere identitario e spirituale, per assumere quello di nozionistica inutile e pallosa, quando non di mera retorica “politicamente corretta”. Tutto ciò che può rappresentare un obiettivo, una meta sociale, o semplicemente uno stile di vita autonomo viene demolito e criminalizzato: le conquiste diventano privilegio, le tradizioni bigotterie, l’eroismo crimine. Il delirio diventa cardine di un mondo frenetico e brutale. Come fermare questo abominio? Col buon senso, è ovvio. Ma il buonsenso prevede tempo per pensare, e questo lusso, all’alba del terzo millennio, non ci è concesso. In compenso però gli illuminati difensori della libertà ci forniscono tutti i mezzi necessari per dissociare le nostre sinapsi sovraccariche dal malessere (ma non eravamo benestanti?) che ci circonda: una bella dose di stress sociale, un po’ di calore terroristico (“afaghistan, afagnistan, come cazzo si chiama quel paese di kebabbari?”) ultraviolenza innaffiata di sangue (“ma quanto sembra vero quel braccio monco…mi fa quasi eccitare”) condita con upskirts di sciacquette televisive e “spezie” a volontà. Odio l’umanità? La amo, più di quanto non la ami chiunque si rassegna.

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