FrancescochiudiAutore: Francesco
Nome: FRANCESCO BENEDETTI
Email: franz.benedetti@virgilio.it
Biografia: Nato a Figline Valdarno il 13-09-1987, collabora con l'Esperanto dal 2005. Studia storia contemporanea all'Università degli Studi di Firenze. Interessato di tematiche politiche e sociali, si occupa principalmente di politica internazionale, storia e filosofia. Dal 2008 milita nel movimento politico Casapound Italia. Dal 2004 suona in una Black Metal Band (Mallevs Maleficarvm) con la quale ha inciso un album (March of Death Squads - 2007). Oltre all'esperanto collabora con la rivista d'area Occidentale e cura un blog personale, CountBloodyLand.Altri articoli di questo autore (10)
16
08
2008
GIUSTIZIERI AL COLLEGE
“Guns for teachers”: dal “civilissimo” Texas arriva il nuovo modello sociale. Basta con l’insegnante vecchio stampo, registro e penna stilografica, con gli occhialoni da intellettuale e la borsa piena di cartacce. Si fa avanti il professore del terzo millennio: occhiale da sole lucido, stivale da cow boy, e pistola in tasca. Si, un bel cannone appeso alla cintura è quel che ci vuole per dimostrare che si è all’altezza della situazione.
La società è minacciata dal terrorismo, e le scuole americane hanno conosciuto dal 1999 un’incremento esorbitante delle stragi compiute nelle scuole, per lo piu’ da studenti. Come si può arginare il fenomeno? C’è un’unica soluzione: i nostri ragazzi vanno a scuola armati? E noi ci mandiamo i professori, munizioni pronte e grilletto facile, e vediamo chi ce l’ha più duro. Per cui da oggi niente piu’ corsi d’aggiornamento per i professori durante i mesi estivi, per insegnare ai nostri ragazzi a contare basta svuotare davanti a loro il caricatore della Magnum “high school model”. Nuovi programmi per nuove necessità educative: finisce l’era della cultura, inizia quella dei poligoni di tiro e della “Gestione della Crisi”.

I genitori si dicono entusiasti: il prototipo del “professore sceriffo” piace assai, dà sicurezza e promuove la cultura “giusta”. Chissà se fra un po’ si deciderà di sostituire l’odioso trillo della campanella con un colpo d’artiglieria nel giardino della scuola (Boom! figo e pirotecnico!) o se al posto dell’umiliante mezz’ora dietro la lavagna si passerà alla “danza texana” (con il professore che mira ai piedi dell’alunno e gli intima di “ballare”).
Dall’Europa giungono sommessi bofonchii, d’altra parte nel vecchio mondo sono sempre stati bigotti e rompicoglioni, e dannatamente “socialisti”. E poi vuoi mettere la scena alle interrogazioni:”Prof, non ho fatto i compiti” E il prof accarezzando la 9 millimetri: “Bene, bene, e ora cosa dovrei fare di te???”
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Categorie : Educazione, Scuola
FrancescochiudiAutore: Francesco
Nome: FRANCESCO BENEDETTI
Email: franz.benedetti@virgilio.it
Biografia: Nato a Figline Valdarno il 13-09-1987, collabora con l'Esperanto dal 2005. Studia storia contemporanea all'Università degli Studi di Firenze. Interessato di tematiche politiche e sociali, si occupa principalmente di politica internazionale, storia e filosofia. Dal 2008 milita nel movimento politico Casapound Italia. Dal 2004 suona in una Black Metal Band (Mallevs Maleficarvm) con la quale ha inciso un album (March of Death Squads - 2007). Oltre all'esperanto collabora con la rivista d'area Occidentale e cura un blog personale, CountBloodyLand.Altri articoli di questo autore (10)
28
07
2008
PROBLEMI DI VOCABOLARIO
La morbosa pratica del “benpensare” ci ha sempre portato a considerare il benessere sulla base delle necessità materiali che una comunità è in grado di soddisfare. Se così fosse noi Italiani, che assieme a pochi altri controlliamo l’ottanta percento della ricchezza mondiale, saremmo uno dei popoli più “benestanti” del pianeta. Il fatto è che tutta questa gioia di vivere io non la riesco proprio a vedere: non la vedo nelle smorfie di coloro che rientrano, sudati e incazzatissimi, da una giornata di lavoro frustrante (magari coronata da due ore di coda in autostrada), non la vedo negli occhi allucinati di coloro che tornano, altrettanto sconvolti, da una serata passata a sfasciarsi il fisico (e i neuroni) con qualche superalcolico in corpo, non la vedo neanche nelle facce di coloro che hanno timore di uscire di casa per paura di essere assaliti o derubati, o magari soltanto per non essere costretti a vedere il proprio mondo che decade inesorabilmente.

La verità è che la nostra è una società – sistema, che fa schifo e ne è pienamente consapevole. È una fabbrica nella quale ogni sforzo è teso ad aumentare il consumo, innalzato a valore comunitario ed unico indicatore di progresso. La cultura, mercificata anch’essa, viene “purgata” e sparsa a pioggia, perdendo ogni carattere identitario e spirituale, per assumere quello di nozionistica inutile e pallosa, quando non di mera retorica “politicamente corretta”. Tutto ciò che può rappresentare un obiettivo, una meta sociale, o semplicemente uno stile di vita autonomo viene demolito e criminalizzato: le conquiste diventano privilegio, le tradizioni bigotterie, l’eroismo crimine. Il delirio diventa cardine di un mondo frenetico e brutale. Come fermare questo abominio? Col buon senso, è ovvio. Ma il buonsenso prevede tempo per pensare, e questo lusso, all’alba del terzo millennio, non ci è concesso. In compenso però gli illuminati difensori della libertà ci forniscono tutti i mezzi necessari per dissociare le nostre sinapsi sovraccariche dal malessere (ma non eravamo benestanti?) che ci circonda: una bella dose di stress sociale, un po’ di calore terroristico (“afaghistan, afagnistan, come cazzo si chiama quel paese di kebabbari?”) ultraviolenza innaffiata di sangue (“ma quanto sembra vero quel braccio monco…mi fa quasi eccitare”) condita con upskirts di sciacquette televisive e “spezie” a volontà. Odio l’umanità? La amo, più di quanto non la ami chiunque si rassegna.
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