NOVANTA MORTI SONO TROPPI DA NASCONDERE
E’ ufficiale: avevano ragione i “padroni di casa” afgani ad accusare la NATO di aver fatto fuori a suon di bombe una novantina di civili, fra i quali almeno cinquanta bambini. Nei giorni scorsi il comando statunitense aveva minimizzato, contestando la versione ufficiale della commissione incaricata di svolgere le indagini, ed affermando che a morire fossero stati una trentina di miliziani talebani. Evidentemente non era così.
L’Onu ha condotto una sua inchiesta, al termine della quale ha potuto affermare con certezza che i militari americani mentivano. E cosa potrebbero fare, del resto? I giornali si sono dimenticati da tempo dell’Afghanistan e della guerra (ufficialmente vinta) che il patto atlantico continua a combattere da quasi sette anni, con grande dispendio di risorse e di vite umane. I Talebani, troppo frettolosamente etichettati come “sconfitti” al termine dell’invasione, hanno ripreso vigore, e controllano due terzi del territorio afghano.

Le colonne autocarrate che portano i rifornimenti alla capitale Kabul hanno ripreso a saltare in aria, le loro esplosioni si sentono fin dalla periferia della città. Sono le avvisaglie dell’assedio che i talebani hanno promesso di organizzare entro la fine del 2009, seguendo quelle stesse linee – guida strategiche che permisero ai fondamentalisti islamici di prendere il controllo della città nel 1996.
Il bilancio delle perdite USA, quest’anno ha raggiunto livelli record, e non accenna a diminuire. La crisi politica regionale attraversa trasversalmente tutto l’asse mediorientale e centro – orientale, ed il sentimento antiamericano, e piu’ in generale antioccidentale si sparge a macchia d’olio nei paesi arabi. Assistiamo oggi all’ennesimo fiasco della raffazzonata e approssimativa politica estera statunitense, lasciata libera di dispiegarsi dalla pavidità di un’Europa politicamente pigmea.
Parlo di “ennesimo fiasco” perchè a ben guardare non c’è stata azione politica americana che non si sia lasciata dietro uno strascico di violenza, devastazione ed odio: ovunque abbiano agito, qualsiasi strategia abbiano perseguito, hanno scaricato la responsabilità dei loro fallimenti sui popoli e sulle nazioni da loro “tutelati”. Dai Balcani alla Palestina, dalla Corea al Medio Oriente, l’orco di Washington si è mosso goffamente e senza rispetto, evidentemente convinto che le sue bombe fossero così “intelligenti” da convincere le loro vittime a fare la pace.